azioni

AZIONARIO

Un’azione (da Wikipedia), nella finanza, è un titolo finanziario rappresentativo di una quota della proprietà di una società per azioni.

Il possessore è detto azionista (in lingua inglese shareholder) e l’insieme delle azioni della società è detto capitale azionario (distinto dal capitale sociale risultante dal bilancio aziendale). Costituisce una forma di investimento finanziario da parte del detentore, è uno strumento finanziario, soggetto ad un rating di valutazione, ed in genere a capitale non garantito, detto “capitale di rischio” perchè appunto implica conoscenze più competenti in fase di analisi e scelta delle aziende nelle quali investire.

La quotazione di un’azione, ovvero del suo valore nel mercato azionario, è in primis una conseguenza della maggiore o minore importanza in termini di valore o peso economico attribuita all’azienda cui essa è legata, seguendo dunque in linea di massima le quotazioni dell’azienda (ad es. per fatturato). Un’altra fonte di quotazione è relativa all’andamento del particolare mercato di riferimento dell’azienda stessa all’interno del sistema economico – per cui rispetto all’obbligazione l’azione è considerata in genere una forma di investimento a rischio finanziario maggiore, in quanto soggetta a quotazione sul mercato azionario quindi con valore mutevole nel tempo.

Si distinguono 3-4 valori di riferimento per il prezzo di un’azione:

La valutazione utilizza l’analisi tecnica e l’analisi fondamentale che non stiamo qui ad insegnare.

Per investire in azioni, si possono scegliere le “pure“, fondi comuni di investimento o ETF. Le prime sono azioni di un’unica Società e devi aver maturato notevole competenze per poterle discriminare; sono adatte ad un profilo di investitore advanced perchè sottende un inconsueto studio analitico prima della scelta, in vastissimi e disorientanti mercati.

Un fondo comune di investimento, invece, è un istituto di intermediazione finanziaria definito come “organismo di investimento collettivo del risparmio costituito in forma di patrimonio autonomo, suddiviso in quote, istituito e gestito da un gestore” dal Testo unico della finanza nella legislazione italiana.

Rientrano tra gli organismi di investimento collettivo del risparmio; raccolgono denaro di risparmiatori che ne affidano la gestione a società di gestione del risparmio (SGR), con personalità giuridica e capitale distinte da quelli del fondo, allo scopo d’investire i capitali sul mercato mobiliare col criterio primario della diversificazione dell’investimento, riducendo quindi il rischio rispetto ad es. ad un investimento diretto in azioni di una singola società in un singolo settore.

I fondi comuni, in quanto valutati da professionisti del settore, facilitano i piccoli investitori nel sottoscrivere investimenti aderenti al proprio profilo finanziario di propensione al rischio e attesa di un rendimento. Inoltre, attraverso i piani di accumulo, avvicinano al mercato anche chi dispone di capitali minori. In relazione agli obiettivi finanziari, al rischio e al rendimento atteso, il risparmiatore può scegliere tra diversi tipi di fondi: bilanciati, obbligazionari, azionari, di liquidità e flessibili. Esistono poi i fondi etici, che possono appartenere ad una qualunque delle categorie sopra enunciate.

Infine, gli ETF, exchange-traded fund sono un tipo di fondi d’investimento appartenenti agli ETP (exchange-traded products), ovvero alla macro famiglia di prodotti a indice quotati, aventi il fine di replicare un indice di riferimento (benchmark) con interventi minimi. Diversamente dai fondi comuni d’investimento e dalle SICAV, hanno gestione passiva – economici e svincolati dall’abilità del gestore – e sono quotati in borsa con le stesse modalità di azioni ed obbligazioni.

Gestione passiva significa che il loro rendimento è legato alla quotazione di un indice borsistico (che può essere azionario, per materie prime, obbligazionario, monetario etc.) e non all’abilità di compravendita del gestore del fondo – l’opera del gestore si limita a verificare la coerenza del fondo con l’indice di riferimento (che può variare per acquisizioni societarie, fallimenti, crolli delle quotazioni etc.), nonché correggerne il valore in caso di scostamenti tra la quotazione del fondo e quella dell’indice di riferimento, che sono ammessi nell’ordine di pochi punti percentuali (1% o 2%).

Attenzione attenzione, la “gestione passiva” rende tali fondi molto economici, con spese di gestione solitamente inferiori al punto percentuale, e quindi competitivi nei confronti dei fondi attivi. La loro diversificazione grande o enorme, unita alla negoziazione borsistica, li rende competitivi nei confronti dell’investimento in singole azioni e meno rischiosi (a eccezione degli ETF prettamente speculativi – a leva, invertiti, o a leva invertita – specifici per il trading giornaliero).

Ovviamente, è solo un’introduzione a questo splendido e performante mondo. I consigli che mi sento di darti già dall’inizio sono:

-Familiarizza con le sei leggi della Finanza dal mio primo libro, con tanti segreti operativi;

-Quantifica e organizza l’entità di quella che chiamo “capacità di Risparmio” per creare flussi mensili verso i PAC;

Pianifica per iscritto una bozza di piano e mostrala al tuo Promotore che arrossirà quando gli parlerai di ETF e TER che ti presento nel video sottostante;

Costruisci i flussi automatici mensili secondo le tue possibilità.

-Ricontrolla e non aver paura di guadagnare, non vendere se hai un +10% in due giorni per poi rientrare, è stupido e serve solo a generare commissioni, mantieni in portafoglio fino all’obiettivo che hai prefissato!

Ti auguro buona visione e ti attendo sul canale Youtube per tanti altri contenuti interessanti!

Ciao da Tony

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