TASSE SU BITCOIN E CRYPTO!

Egregio lettore,

esordisco rammentandoti che un articolo non potrà mai avvicinarsi alla competenza di un consulente fiscale, quindi prendi con le molle le seguenti miei informazioni, fanne tesoro e poi contatta un commercialista che probabilmente … prenderà tempo perchè non saprà come trattare l’argomento bitcoin e crypto! (smile)

Affronterò principalmente il perchè e come dichiarare le cryptovalute nella tua dichiarazione dei redditi!

Innanzitutto, vediamo come il legislatore fiscale nomencla il trattamento delle criptovalute nell’apposito quadro RW della dichiarazione dei redditi che è la sezione apposita nella quale si indicheranno i seguenti tipi d’investimento all'estero

-di natura partecipativa per quote possedute in società estere; 

-attività di natura finanziaria, nelle quali ricadono forex, crypto, ecc.

La cosa che non molti hanno compreso, o fanno finta di non comprendere e che oltre alla ovvia creazione di plusvalenze da compravendita che ovviamente andranno tassate e lo vedremo più avanti, vi è anche una grossa novità che puoi tranquillamente leggere anche tu, che risiede per la prima volta nelle istruzioni per la compilazione della dichiarazione dei redditi 2019. Si parla, infatti, di obbligo al monitoraggio fiscale

Che significa? Ci viene chiesto di indicare quelle attività potenziali sono suscettibili di produrre dei redditi tassabili in futuro quindi, è necessario monitorarle, indipendentemente che siano cryptovalute.

Di conseguenza, se abbiamo delle crypto detenute in wallet/exchanger di società estere, vi è l’obbligo di compilazione del quadro RW, codice 14, non bisognerà indicare il codice Stato e andrà lasciata sostanzialmente la dicitura “vuota”! Fai attenzione, ecco la prima scappatoia: se non sono detenute in wallet di società estere, non c'è l'obbligo di compilazione del quadro RW! Per il momento pensaci e poi ti svelerò come! 

CHI E' SOGGETTO AL MONITORAGGIO?

Soggetti al monitoraggio fiscale, sono:  le persone fisiche, le società semplici e gli enti non commerciali. Le persone fisiche sono i privati che hanno effettuato investimenti in cryptovalute e che sono obbligati alla compilazione del quadro RW perché (altro punto focale, ribadito dalla BCE) non si è acquistata una valuta estera, come si pensa siano bitcoin o crypto ma  perchè hanno contratto attività speculativa, suscettibile di produrre reddito anche se questi non è stato ancora, di fatto, prodotto!

Ti rammento che le cryptovalute sono asset digitali, non hanno bandiera, non hanno territorialità e possono essere veicolati patrimoni in una piccola chiavetta offline! Ma non vale la stessa cosa per le Aziende che le gestiscono che si arricchiscono grazie alla compravendita dei loro clienti.

In futuro? Dalle ultime indiscrezioni dell'IRS, certamente arriverà una ritenuta alle piattaforme per le transazioni da “devolvere” nelle casse governative dello Stato che li ospita! Orbene, sai dove sono locati i più grandi? La guerra monetaria tra Cina e Stati Uniti aumenterà notevolmente per il predominio del mercato.

Tanto per ricordartelo, la mancata dichiarazione del possesso, potrebbe comportare sanzioni sanzioni che vanno dal 3 al 15% e addirittura dal 6 al 30%.

SE NON HO GENERATO PLUSVALENZE?

Sei un “holder” cioè un privato che ha acquistato crypto in chissà quale anno e che hai sempre mantenuto in wallet, senza operare con il trading, giusto? Sei tenuto alla dichiarazione del controvalore detenuto, rispetto a quando lo hai contratto!

Se invece hai generato dei profitti con il trading, la compravendita, sappi da subito che l’orientamento ordinativo va verso la tassazione da capital gain al 26% sulla plusvalenza generata perchè si confà, come già detto, l’investimento speculativo e non la semplice compravendita di valuta estera. Poi ognuno, faccia un pò come ritiene più opportuno e se ne prenda tutta la responsabilità. 

NON SARA' FACILE!

Infatti, sembra facile assecondare l’obbligo, ma non lo è! Vediamo quali sono i papabili problemi che dovrai affrontare:

-Quello crypto e un mercato non regolamentato, con valori spesso difformi tra le diverse piattaforme e quindi, quale valore inserire?Dovrai dichiarare le consistenze iniziali e finali al 31 Dicembre, non è molto facile a causa della scarsità di informazioni nelle cronologie delle piattaforme; per le iniziali, consigliamo di far riferimento al totale dei versamenti effettuati verso le piattaforme di scambio (somma dei Bonifici, pagamenti con carta, pagatori online, ecc.); per le finali consigliamo di consultare e scaricare gli Statement annuali al 31 Dicembre e sommarli collettivamente per tutti gli exchange.

-Devo dichiarare se detengo crypto su hardware offline o paper wallet in Italia? In queste due situazioni, come già scritto, riteniamo che non si abbia l’obbligo di dichiarazione!

-Come attribuire un valore a quelle attività crypto che al 31 Dicembre non hanno ancora valore (ICO e simili)? Beh, meglio utilizzare un metodo forfettario e dichiararle che eluderle completamente, non credi?

CONCLUSIONI

La situazione generale è del tutto “in divenire”! Le disposizioni sono carenti e le risposte dalle Agenzie preposte, sono poco chiare, fumose e spesso contraddittorie. Anzi, a dirla tutta, sembra che spesso partino da posizioni di estrema disconoscenza della materia. Si sono espresse ufficialmente solo tramite risoluzioni o interpelli, mai con Direttive chiare ed esaustive. Ecco quelle più esaurienti ma che, nei fatti, rendono il tutto ancora più confuso:

  1. Risoluzione n. 72/E del 02.09.2016.
  2. Risposta all’interpello n. 14 del Settembre 2018.
  3. Risposta all’interpello n. 110 dell’Aprile 2020.

Le poche certezze che abbiamo sempre avuto, crollano dinanzi alle dichiarazioni emesse. Secondo noi le crypto non sono valute estere, non hanno patria e semmai dovessimo attribuirla, sarebbe il solo Web! Inoltre, il mercato non è ufficiale e quindi non esistono nè quotazioni né prezzi né rilevazioni univoche. 

Invece, la Banca Centrale Europea ha ufficialmente evidenziato che  “le crypto non possono qualificarsi come valute dal punto di vista dell’Unione” e che “..sarebbe più appropriato considerarle mezzi di scambio piuttosto che mezzi di pagamento”. I wallet (portafogli digitali) non sono conti correnti né depositi (Direttiva UE 843/2018) ma li definisce “soggetti che forniscono servizi di salvaguardia di chiavi”.

Insomma, un vero caos ma non è più né meno che lo stesso casino in cui viviamo giornalmente! Che ne pensi? 

tasse su bitcoin

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